Guerrieri: “Riportare la pace sociale è una mia priorità. E su Darsena Europa non siamo all’anno zero”

La prima fase sarà di dialogo e ascolto, perché non ci può essere sviluppo senza un clima sociale che lo consenta. Dobbiamo preparare il terreno affinché ciò avvenga nel modo più rapido possibile con una visione aperta e un senso di responsabilità da parte di tutti”.

Luciano Guerrieri parla da presidente in pectore dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno settentrionale, in attesa del decreto di nomina che dovrebbe arrivare a breve. L’eredità che gli lascia in dote il presidente uscente Stefano Corsini è pesantissima: litigiosità tra aziende, ricorsi su ricorsi, accesa competizione sul costo del lavoro aggravata dalla crisi dei traffici e il futuro sviluppo della Darsena Europa, ormai diventata l’opera-simbolo del rilancio economico del porto di Livorno e di tutto l’hinterland.

Partiamo dalla Darsena Europa. Il cronoprogramma prevede l’inizio dei lavori del primo lotto nel 2022 e la fine dell’opera nel 2024. La tempistica sarà rispettata?

“Non conosco lo stato della procedura ma se riuscissimo a breve termine ad appaltare i lavori, arrivare al bando di gara e attivare la procedura completa dell’opera, avremmo fatto un lavoro importante. I tempi ci sono per rispettare il cronoprogramma. Se ci mettessimo un anno in più, arriveremmo comunque al traguardo in tempo visto che in parallelo dobbiamo attuare le connessioni ferroviarie e risolvere la criticità delle gallerie. Il problema della Darsena non è però l’unico nodo al centro del dibattito perché a monte c’è un cronico problema di aree portuali disponibili. C’è una giusta rivendicazione da parte delle imprese che chiedono nuovi spazi, per questo motivo dobbiamo trovare una sintesi. L’approccio deve essere quello di conciliare le legittime esigenze e le richieste di ognuno”.

Ci sono 550 milioni di euro di risorse pubbliche pronte per essere investite nella Darsena Europa, ma l’opera è ancora in una fase progettuale…

“Ma non siamo all’anno zero, anche se mancano alcune questioni importanti da definire. Guardo con un ragionevole ottimismo ad una prossima partenza di questo progetto strategico. Una volta realizzata l’opera, tutto l’assetto del porto del Livorno si muoverà”.

Il tassello che manca alla Darsena Europa resta il terminal contenitori, da realizzare in project financing. I tentativi fatti finora dall’Autorità portuale per trovare gli investitori privati sono andati a vuoto. Perché secondo lei?

“Il mio livello di conoscenza non mi consente di rispondere, potrò farlo solo dopo aver approfondito l’intera procedura con i tecnici dell’Authority, i progettisti e tutti gli attori che sono coinvolti. Il presidente Corsini ha lavorato per trovare gli investitori ma ha incontrato anche tante difficoltà lungo il tragitto. Se ci riuscirò io, ovviamente non sarà solo merito del sottoscritto ma anche della precedente gestione”.

L’auspicio dei sindacati è che lei apra una nuova stagione di dialogo sociale e che eserciti in modo più deciso la funzione di “arbitro” dei conflitti che ci sono all’interno dello scalo. L’impresa non è facile, ci riuscirà?

“L’impresa non è facile, ma nemmeno impossibile. I problemi nel porto di Livorno non sono nati ieri ma arrivano da lontano. Ai vecchi problemi si sono aggiunti i nuovi, accentuati dal Covid-19. L’unica strada percorribile è quella di creare un nuovo patto per il lavoro e creare le condizioni per una coesione sociale”.

Il primo passo potrebbe essere quello di rafforzare l’ufficio del lavoro portuale, punto di riferimento per lavoratori e imprese. Ha intenzione di valorizzare questa struttura?

“Assolutamente sì, ci sono già alcune proposte in discussione. Però, sono convinto che il disagio sociale esistente possa essere affrontato e superato solo attraverso un lavoro che coinvolga la comunità portuale e i sindacati per dare una risposta occupazionale di qualità e creare le condizioni per una pace sociale duratura. Ci riusciremo solo se ci sarà un approccio ragionevole da parte di tutti e se questo sarà sostenuto anche da politiche nazionali”.

Il porto di Livorno è stato al centro di forti tensioni a causa del ricorso di alcuni armatori all’autoproduzione. Come intende affrontare un tema così spinoso?

“L’autoproduzione è un’attività possibile, rispettando però le norme di legge in vigore. Detto questo, confermo che si tratta di un tema sensibile da affrontare a livello nazionale per garantire uniformità all’intero sistema portuale”.

Aiuti di Stato ai porti. Dopo il mancato ricorso alla Corte di Giustizia europea da parte del governo contro Bruxelles, il futuro assetto giuridico dei porti italiani dipenderà esclusivamente dalle 16 AdSP che dovranno presentare un ricorso cumulativo contro Bruxelles entro il 5 aprile. E’ giusto farlo oppure è tempo perso?

“E’ giusto farlo per affermare le nostre ragioni anche legalmente ma al tempo stesso dobbiamo discutere con i nostri interlocutori europei. Nel frattempo, il ministero dei Trasporti e le singole AdSP devono continuare a confrontarsi per trovare soluzioni che non mettano a rischio l’impalcatura giuridica originale del nostro Paese”.

Fonte ship magazine