I nemici del popolo

LIVORNO – Capisco che entrare nel tema degli scioperi minacciati dai sindacati livornesi del porto è come stuzzicare il culo della cicala: oltre che scatenare il frinire di minaccia, c’è da prendersi la nomea di nemico del popolo.

Detto questo, le prese di posizione di questi giorni sul minacciato sciopero meritano tutte attenzione: le ragioni dei sindacati sembrano giustificate dalla tempesta di aumenti del costo della vita che hanno reso le retribuzioni (e non solo quelle dei portuali) pesantemente massacrate. Barbera di Assimprese ne parla qui accanto. Ma non si può ignorare, peraltro, il principio che chi fa impresa deve necessariamente guadagnarci, altrimenti chiude (salvo non sia un’iniziativa pubblica, ma questa sarebbe un’altra ironia): e se chiude, ci rimettono anche e specialmente i lavoratori.

Dunque, attenzione a pretendere più di quanto il settore in questi tempi può permettersi: la regola del buon senso, ma anche dell’economia, è in queste poche parole.

Qualche sorpresa ci è venuto anche dalla proposta dell’AdSP di incontri, consultazioni, studi e valutazioni: proposta che ha destato perplessità come hanno scritto Confitarma e altri. C’è chi ha ricordato l’immortale battuta del “divo” Andreotti: “Quando non posso né voglio trovare una soluzione, ci faccio sopra una commissione”.

Vogliamo dirlo? Quando occorre, bisogna anche affrontare i problemi di petto, a rischio di pagare il bene comune con un momento di impopolarità. In quanto agli scioperi, spero si sia trattato solo di spari a salve: nessuno può pensare di risolvere i problemi del proprio lavoro sparandosi sulle palle. E facendo felici i porti concorrenti.

A.F