Dopo quasi un anno di complesse operazioni ingegneristiche, la motonave Guang Rong, di proprietà della società Sea Commander Srl di Chioggia, ha finalmente raggiunto il porto di Livorno, dove è stata ormeggiata alla banchina 76. La nave, un general cargo equipaggiata con gru costruita nel 2001 presso il cantiere cinese Zhejiang Shipbuilding, era stata dichiarata perdita totale costruttiva dopo l’incidente occorso a inizio anno, quando, per avverse condizioni meteomarine, si era arenata contro il pontile e lungo la spiaggia di Marina di Massa, in Toscana, con a bordo un carico di materiale lapideo proveniente da Carrara e diretto a Genova per i lavori della nuova diga.
Il trasferimento della nave è stato un’operazione complessa e delicata, durata circa 12 ore e richiedente un imponente dispiegamento di mezzi. Il convoglio è partito ufficialmente alle 22:20 di lunedì, trainato dai rimorchiatori della livornese F.lli Neri, cui è stato affidato il salvataggio dal P&I club Steamship Mutual, e scortato durante il trasferimento dalla nave Visalli CP 422 della Guardia Costiera, coadiuvata dalle motovedette delle Capitanerie di Livorno e Carrara.
La scelta di accelerare i tempi del trasferimento è stata dettata anche dalla necessità di anticipare un previsto peggioramento delle condizioni meteorologiche. Le fasi preparatorie al viaggio hanno riguardato, nel pomeriggio di lunedì, il completamento del rigalleggiamento e lo spostamento della nave in acque più profonde, e l’attivazione della macchina dei controlli. I tecnici del Rina e gli ispettori dell’autorità marittima, assistiti dagli operatori subacquei specializzati appartenenti al 5° Nucleo Sub della Guardia Costiera di Genova, hanno condotto le verifiche strutturali indispensabili e quindi, alle 22.00, accertata la piena galleggiabilità e la sicurezza dello scafo, il Capo del Compartimento Marittimo di Marina di Carrara ha firmato l’autorizzazione formale alla partenza.
Con l’arrivo a Livorno si è conclusa la fase della gestione dell’emergenza che ha visto la Prefettura di Massa Carrara coordinare una cabina di regia tra le istituzioni fin dalle prime ore dopo l’incidente, che ha avuto come priorità la salvaguardia delle vite umane, garantita col salvataggio immediato dell’equipaggio, e la protezione dell’ambiente. Durante i mesi di stallo, infatti, oltre alla rimozione della maggior parte del carico composto da materiale lapideo, sono state estratte dai serbatoi 72 tonnellate di carburante e ingenti volumi di olii e acque contaminate, eliminando il rischio di inquinamento.
Il monitoraggio ambientale, affidato all’Arpat, è proseguito fino all’ultimo istante. L’Agenzia regionale ha effettuato campionamenti sul carico residuo di materiale destinato alla diga di Genova, confermando l’assenza di alterazioni pericolose. Ulteriori analisi sulle acque marine verranno condotte nelle aree interessate dal disincaglio per certificare il mantenimento degli standard ambientali.
Ora la Guang Rong dovrà affrontare una nuova fase: la valutazione delle sue condizioni attuali e la decisione sul suo futuro. La nave verrà spostata in bacino di carenaggio, dove i periti dovranno stabilire se i danni riportati consentano una riparazione o se sia necessario procedere alla demolizione. Secondo quanto risulta, ci sarebbero almeno due soggetti interessati a rilevare quello che formalmente oggi è un relitto (dopo la perdita totale costruttiva dichiarata dal precedente proprietario all’assicurazione Corpi e Macchine) per ripararlo e rimetterlo in servizio.
Un primo interessato sarebbe Nova Marine Carriers, la shipping company svizzera della famiglia Romeo e del Gruppo Duferco, direttamente coinvolta nei lavori della nuova diga di Genova e impegnata con proprie navi bulk carrier nei trasporti e posa di ghiaia e altri materiali per il basamento dell’opera. Un altro soggetto interessato sarebbe riconducibile alle aziende che gestiscono i trasporti di materiale lapideo dal porto di Carrara a Genova sempre per i lavori della nuova diga.
L’incasso di un’eventuale vendita della Guang Rong, secondo gli accordi contrattuali stipulati, verrebbe spartito dalla F.lli Neri (che ha curato il salvataggio) e il P&I Club Mutual Steamship che ha sostenuto gli oneri dei danni e delle azioni riparatorie necessarie a risolvere il sinistro marittimi occorso a Marina di Massa.
A margine della conclusione delle operazioni, l’ammiraglio Giovanni Canu, direttore marittimo della Toscana, ha voluto elogiare la cooperazione tra enti pubblici e privati, definendo questo approccio unitario come l’elemento determinante che ha permesso di risolvere la crisi garantendo sicurezza e tutela del territorio.
Dal punto di vista legale, il P&I Club Steamship Mutual è stato assistito dallo studio Vaudo Paggini & C. di Livorno (avv. Marco Paggini e avv. Damiano Vaudo), la società armatrice Sea Commander Srl dallo studio legale Mordiglia (avvocato Pietro Palandri) e il Comune di Marina di Massa dall’avv. Massimo Santella.

