Eni, maxi parco eolico galleggiante tra Gorgona e Capraia

Eni, tramite la joint venture Atis Floating Wind con l’irlandese Simply Blue Group, punta a realizzare uno dei più grandi parchi eolici offshore galleggianti d’Italia al largo di Livorno, oggi in fase di valutazione ambientale nazionale.

Davanti alle coste toscane potrebbe sorgere uno dei maggiori impianti di eolico offshore galleggiante mai progettati in Italia, destinato a diventare un tassello rilevante nella transizione energetica nazionale. Il progetto Atis, promosso da Atis Floating Wind – joint venture tra Eni Plenitude e l’irlandese Simply Blue Group – prevede l’installazione di 48 turbine eoliche flottanti da 18 MW ciascuna, per una capacità complessiva di 864 MW, distribuite su un’area di circa 264 chilometri quadrati tra le isole di Gorgona e Capraia.

Le strutture sarebbero posizionate a oltre 20 miglia dalla costa, in una zona del Mar Tirreno settentrionale dove l’elevata ventosità permette di massimizzare la produzione rinnovabile, mantenendo al tempo stesso le turbine sostanzialmente invisibili dalla terraferma e riducendo l’impatto paesaggistico. L’energia generata verrebbe raccolta da due sottostazioni elettriche galleggianti, quindi convogliata a terra tramite quattro cavi sottomarini con approdo nel comune di Rosignano Marittimo, senza ulteriore consumo di suolo costiero.

L’area interessata dal parco eolico ricade nel Santuario dei Cetacei, bacino di elevata biodiversità marina che ospita popolazioni stabili e rotte migratorie di diversi mammiferi marini. Proprio per questa collocazione, il progetto è stato sottoposto a una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) di competenza nazionale, il cui iter è stato formalmente avviato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Gli studi in corso mirano a verificare la compatibilità delle fasi di cantiere e di esercizio con la tutela dei cetacei, valutando in particolare rumore subacqueo, interferenze con le rotte migratorie e possibili effetti cumulativi con altre attività marittime nell’area. In parallelo, il progetto viene presentato dagli stessi promotori e da parte del mondo ambientalista come un potenziale contributo alla decarbonizzazione del mix elettrico italiano, in un contesto in cui oggi nelle acque nazionali operano appena poche decine di MW di eolico offshore.

Il parco verrebbe collocato in una zona attraversata mediamente da 72 grandi navi al mese, tra portacontainer, traghetti e altre unità commerciali dirette e provenienti dai porti del Tirreno settentrionale. La presenza delle turbine comporterebbe la necessità di ricalibrare alcune rotte, determinando lievi allungamenti dei tempi di navigazione e una crescita statistica del rischio di collisione, che gli analisti considerano comunque contenuta entro soglie ritenute accettabili con adeguate misure di sicurezza e segnalazione.

Nonostante la “strettoia” che l’impianto verrebbe a creare lungo i corridoi marittimi, le principali istituzioni portuali coinvolte stanno osservando il dossier senza assumere posizioni di chiusura. Il confronto tecnico prosegue anche sul fronte dei fondali e delle zone di ancoraggio, per garantire che l’integrazione tra infrastrutture energetiche e traffico commerciale avvenga senza penalizzare l’operatività dei porti e dei collegamenti con la Corsica e gli altri scali del Nord Tirreno.

Finora le Autorità di Sistema Portuale di Livorno e La Spezia, insieme a grandi gruppi armatoriali come Grimaldi e ai terminalisti, non hanno espresso una contrarietà esplicita alla realizzazione del parco, pur chiedendo approfondimenti sugli impatti logistici nel medio-lungo periodo. In questo quadro, il progetto Atis viene letto come un banco di prova della capacità del sistema marittimo italiano di coniugare sviluppo delle energie rinnovabili, tutela ambientale e competitività dei traffici.

La vicinanza alle acque francesi della Corsica apre inoltre scenari di cooperazione internazionale nel Nord Tirreno, sia sulla gestione degli spazi marittimi sia sull’integrazione delle nuove produzioni rinnovabili nelle reti elettriche transfrontaliere. Se dovesse ottenere il via libera definitivo, l’impianto – che richiederebbe alcuni anni di lavori e un investimento prossimo ai 3 miliardi di euro – potrebbe diventare uno dei simboli della nuova stagione dell’eolico offshore galleggiante nel Mediterraneo.

Da bp